UN RACCONTO PER IL PALIO
La nuova formula di presentazione ha visto l’associazione Palio dei 10
comuni impegnata oltre che a pubblicizzare il programma 2010, a
valorizzare quei prodotti del nostro territorio, ambiti come premi
ancora dai tempi di Ezzelino: il gallo ed il melone.
A primeggiare con il gallo (II premio alla corsa del Palio) abbiamo visto líAzienda agricola ìBello Lorenzoî Via Ca’ Megliadino Loc. Boschetto di Montagnana.
Gestisce tra l’altro un meraviglioso parco naturalistico e centro didattico che consigliamo di visitare(335 8262251).
Per quanto riguarda il melone (III premio alla corsa del Palio) líAzienda agricola
ìLora Micheleî Via Ca’ Negri Loc. San Zeno di Montagnana, ha primeggiato su tutti gli altri partecipanti esibendo un prodotto, giudicato da un’apposita commissione, ottimo.
L’azienda agricola “Lora Michele” è un componente dell’ associazione ìMelone del Montagnaneseî.
Per promuovere invece l’interesse verso quella storia che Montagnana ancora testimonia L’Associazione Palio 10 Comuni ha promosso un concorso letterario rivolto alle scuole del Montagnanese, dal titolo ìUn Racconto per il Palioî.
Per la scuola primaria (Massimo D’Azeglio di Borgo San Zeno) si è aggiudicata il primo premio Silvia Uguccioni con ìTra le antiche muraî.
Mentre per la scuola secondaria di primo grado (M. Montessori, Urbana) si è aggiudicata il primo premio Marta Quaglia con ìIl drago della Roccaî.
Di seguito pubblichiamo entrambi i testi.
TRA LE ANTICHE MURA
Ciao Alessandra, ti ricordi di me, la tua amica SISSI?
E’ da un po’ che non ci sentiamo, e voglio narrarti una curiosità sulla mia città.
Ho scoperto una cosa bizzarrissimma, che nessuno sa eccetto me ed ora te .. mantieni il segreto mi raccomando!.
Ti racconto.
L’altra notte ero a letto e dormivo beatamente. Ad un certo punto ho sentito dei rumori e, molto assonnata, mi sono alzata e sono andata a vedere.
Non immaginerai mai cos’ ho trovato…. Ho trovato un cucciolo di cane che portava qualcosa in bocca. Mi sono avvicinata con cautela.
Anche se sono allergica al pelo dei cani, ero troppo curiosa di sapere cos’avesse.
Gli tolsi il biglietto di bocca e lessi cosa c’era scritto: “Il principe discendente del famoso re Agnone Mont, fondatore di Montagnana, sta per morire e, non essendosi sposato, non ha discendenti. I parenti stretti sono morti. Chiunque trovi questa lettera, in bocca al cane Wolf XXIII, aiuti me e anche il mio padrone. Per favore, trovate una pozione magica o un rimedio.”
Questa lettera mi incuriosì ma, soprattutto, mi commosse e ancora oggi mi commuove.
Ma comunque, torniamo alla mia storia.
A quel punto non sapevo cosa fare, dove andare . . . di notte.
Cosa potevo escogitare?
Decisi di pensarci all’indomani mattina. Ma tu ti chiederai: “E il cane?”
Eehhh … il cane…. Il cane l’ho nascosto per bene: dentro una casetta, non vera, ma di plastica, con acqua, coperta e tendine per non farlo vedere.
La mattina dopo, verso le 7:30 mentre tutti dormivano, io mi svegliai e andai a vedere Wolf XX ecc… .
Era lì, ancora a piangere per il suo padroncino.
Ma cosa potevo fare, le opzioni erano due: o trovavo un antidoto per il povero principe o cercavo qualcuno che potesse essere incoronato re.
Cercai di tirare su il morale al cane, non avevo la più pallida idea di come fare, ma ci provai lo stesso.
Provai a parlargli con gentilezza ma non pensavo che il cane mi capisse, e invece… mi capì eccome: si alzò, prese coraggio e mi fece strada per un po’, poi si fermò e si sentì: ”Gbrrrr!Gbrrrr!” Cos’ era quel rumore… era lo stomaco del cane che borbottava.
Ma cosa potevo dare da mangiare a un cane?
Provai a dargli un po’ di carne cruda e prosciutto crudo ma li rifiutò.
Allora gli diedi del latte e questa volta lo accettò. Ma non gli bastava. Misi dei biscotti in una ciotola e i cereali in un’altra e se li mangiò tutti!
Ero li, che mi stavo per sedere quando…: “Wof!Wof!”: “Schh!Zitto, i miei genitori si sveglieranno!”gli dissi sotto voce.
Grazie al cielo nessuno lo aveva sentito altrimenti sai che guai! Non ci voglio neanche pensare! Capii dal cane, in qualche modo, che dovevo seguirlo.
Camminai per ore e ore; e proprio quando mi stavo per buttare per terra dalla stanchezza , il cane iniziò ad abbaiare.
Mi guardai in giro. Non c’era nessuno. Deserto .Dove ero finita, non lo sapevo.
Vidi una porta sospesa, senza un muro che la sostenesse.
Il cane mi fece aprire la porta e davanti ,anzi, dentro quella porta, nulla. Nulla in assoluto.
Wolf mi diede una spinta e io oltrepassai la soglia. Strinsi gli occhi continuando a urlare:
“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” A un tratto sentii un dolore, nella parte posteriore del mio corpo Un dolore talmente forte che la Terra si spostò dall’altra parte del Sole.
Dopo 10 secondi riaprii gli occhi e mi trovai in… nel… non so dove .Ma di sicuro non nei nostri giorni .Mi guardai intorno …. Un castello… antiche mura… ponti levatoi…ventiquattro torri… i camminamenti….un Mastio…
Chiesi informazioni ad un abitante, che passava in quel momento, di quel luogo a me sconosciuto. “ Che giorno è?, data, ora, anno, mese, città, stato, PIANETA?!?”
Mi disse che era domenica venti gennaio del 1300, circa metà mattinata secondo la meridiana nella città di Motta - Eniana.
”Ah?! Grazie comunque.”
Wolf mi portò in una specie di piazza. Passavano carri trainati da buoi, cavalli con cavalieri che portavano armature pesanti e spade, armigeri che camminavano tra la folla, popolani con le loro bestie intorno, commercianti tra le bancarelle che invitavano a comprare le merci… Tutto intorno suoni di tamburi, flauti, liuti, salteri, vielle…un menestrello con la ghironda nell’angolo della piazza intratteneva dei passanti
C’e’ molta confusione. Deve esserci una festa. Coppie di nobili chiacchieravano vicino a palazzi sontuosi.
Per esserne certa lo chiesi a una giovane donzella con un lungo abito di broccato color rosso.
Lei mi rispose:” Una leggenda narrava che oggi sarebbe arrivata una bellissima fanciulla straniera, con un cane, ma soprattutto …dal futuro, e noi l’ avremmo riconosciuta da un particolare”.
A un tratto pensai a me, ma un pensiero mi fece cambiare idea: non ero una BELLISSIMA fanciulla, e sottolineo bellissima.
Ma adesso non sapevo dove andare. Il cane mi portò in una capanna, a quanto pare, abbandonata. La ripulii un po’ e tornò a essere più o meno accogliente.
La mattina dopo mi svegliai ed era il mio compleanno.
Volevo prepararmi una torta ma (evidentemente) gli ingredienti non c’erano.
Allora chiamai Wolf XXIII per andare a comprare il necessario. Quando aprii la porta… tutti gli abitanti della città furono di fronte a me. Mancava forse solo il re. Invece mi accorsi di no… era di fronte a me, sopra il suo cavallo bianco con un lungo mantello di velluto. A un certo punto iniziarono ad applaudirmi e qualcuno gridò:” E’ lei la fanciulla della leggenda. Ha il neo sulla spalla destra (ecco il “particolare” che mancava)! Ed è vero …è stupenda!” C’era una cosa poco chiara: o non sapevano riconoscere il bello dal brutto o erano semplicemente “svalvolati”.
Una donna, probabilmente sarta, mi portò in una stanza del castello e mi fece un vestito favoloso. Con tutti quei busti e sottogonne non respiravo più. Poi mi portò nel Vallo, fuori la “Rocca degli Alberi”, completamente allagato, all’esterno delle mura, dove si stava svolgendo il Palio : una gara di nuoto.Io avevo riservato il posto d’onore in tribuna, vicino al re e al cardinale di turno , con il “mio” cane.
Il re si chiamava Agnone e di cognome Mont. e era il tris-tris-trisavolo del principe che stava per morire, (né io e né il re conoscevamo). Mi fece alcune domande su di me e sul futuro. Poi iniziò la gara con i migliori nuotatori di tutti i paesi della Sculdascia, così si chiamava il territorio limitrofo, e tutti dovevano fare il tifo. L’ avevano fatta in onore mio. Quindi toccava a me, alla fine, incoronare il vincitore. Questi aveva circa cinquanta anni, era di Montagnana. Non proprio alto perché devi sapere che nel medioevo erano tutti bassi, al massimo 1,58 m., (e per loro era già un’altezza notevole). Mi chiedo cosa avranno pensato di me, una ragazzina di undici anni, alta più di 1,65 m. con il suo cane “gigante”.
Lo dovetti premiare con una medaglia di oro massiccio.
Avevo un sacco di domande da fare al re ma era sempre impegnato.
Trovai solo un minuto per chiedergli una medicina contro la malattia del principe, ma lui non mi rispose. Lo portarono via perché il minuto era scaduto.
Non volevo dare questa notizia a Wolf. Ma la verità la devi sempre dire. Passarono un paio di settimane e il legame tra me e Wolf si intensificò; diventammo inseparabili.
Tu ti chiederai ora come la mia allergia non sia comparsa .Ma pare proprio che non essendoci igiene, le allergie non venivano, si moriva in giovane età di peste, di fame e freddo ….è strano eh… .
Mi affezionai anche a quella vita.
Ma dovevo tornare a casa per aiutare il principe non “governante”, lo soprannominai così perché non era lui ancora che comandava.
Allora, con la forza, parlai al re e lui mi rispose che l’ antidoto era l’amore e l’affetto.
Ma come glieli potevo dare? Non sapevo se fosse fidanzato o no.
Stetti lì ancora per anni e anni. Io non potevo né morire né invecchiare, perché in realtà non ero ancora nata.
Il re iniziò a sentirsi male e tutti andarono nel panico. Qualcuno doveva prendere il comando ma non si sapeva chi. Allora, a questo punto, decisi di cambiare leggermente il passato, con un po’ di cose dal futuro.
Misi a votazione democratica chi voleva essere il governante tra tutti gli abitanti maggiorenni uomini e donne. Quelli che uscirono con più voti eravamo io e altri due uomini. Al ballottaggio il più votato/a dagli abitanti della città fui io.
Non riuscivo a crederci. Trasformai le usanze, le persone, i modi quotidiani di vivere…
Cercai di rendere i cittadini più autonomi, responsabili e laboriosi, impararono a leggere e a scrivere, rispettavano le leggi, e adoravano gli animali. Feci abolire le carceri e costruire le prime industrie e potenziai l’agricoltura e l’allevamento. Creai centri per l’istruzione .
Però arrivò anche il tempo della guerra. Anche se tutti sapevano che noi eravamo pacifisti, ma non ignoranti, un buon esercito ce lo avevamo. Avevamo buoni maniscalchi e fabbri. Escogitammo anche un trucco per ospitare altra gente di paesi vicini. Venivano attraverso dei tunnel sotterranei e quando erano tutti all’interno della città chiudevamo i cancelli, facevamo rilasciare dell’acqua cosìcché nessun altro ci si potesse infilare dentro.
Combattemmo a lungo ma alla fine vincemmo noi contro gli Scaligeri, e Romano D’Ezzelino
Ora però e’ giunta la mia fine, non per morire. Devo tornare nel mio anno reale il 2010.
Salutai il mio popolo con una grande festa del Palio con dieci Comuni partecipanti (non si era mai vista prima.) Una corsa con i cavalli e i 3 premi finali: un Drappo rosso dipinto al vincitore, un gallo al secondo e un melone al terzo.
Piacque a tutti e questa tradizione si portò avanti fino ai nostri giorni. Bando alle ciance il cane Wolf XX ecc… mi riportò al presente che era stranamente cambiato: i cittadini rispettavano le leggi, erano onesti, non c’erano nel mondo guerre, e avanti così. Mi piaceva il mio mondo così. Ma… torniamo al principe.
Andai a casa sua, dove mi accolsero in molti della servitù, dovevo assolutamente riferire quale fosse l’antidoto,anche se sapevo che avrebbero riso di me. Lo feci lo stesso per due motivi: il principe era carino , ed era molto giovane e quindi si meritava di vivere.
Detto l’antidoto, chiamarono la sua fidanzata che era partita per un lungo viaggio di ottanta giorni intorno al mondo.
Tornata lo coccolò, lo abbracciò ecc… e così i dottori poterono stabilire che la “malattia” era un attacco di “nostalgia”.........
Così nacque il Palio: da un semplice viaggio tra … le mura.
Silvia Uguccioni
Cl. VB - Scuola B.S.Zeno - “M. D’Azeglio”
Anno sc. 2009/2010
IL DRAGO DELLA ROCCA
Era un pomeriggio di festa, caldo e afoso. Il sole picchiava forte ed io ero senza cappello in testa.
Stavo camminando lungo le mura di Montagnana quando, improvvisamente, sentii un forte rumore proveniente dalla torre della Rocca. Sembrava un ruggito, ma era molto più forte.
Subito mi spaventai, ma poi la mia curiosità ebbe il sopravvento. Cosa poteva mai essere quello strano rumore? Decisi di andare a scoprirlo. A me il coraggio certo non manca!
Mi avvicinai alla torre e, repentinamente, sentii prendermi per la maglia e sollevarmi dal suolo.
Attorno a me roteava qualcosa di rosso e di verde. Non capii più niente e persi i sensi.
Quando mi svegliai mi ritrovai sopra un nido con delle uova all’interno.
Un enorme drago rosso, con delle grandi zampe verdi, mi aveva deposto lassù, in cima alla torre, e mi guardava. Stranamente io non avevo paura, anzi mi sentivo protetta.
Mi osservai e scoprii che anch’io ero … rossa e verde. Ero forse un draghetto, o meglio una draghetta? E il drago era forse mia mamma venuta a salvarmi dopo che sono caduta dal nido?
Non lo saprò mai perché ad un tratto ripresi i sensi e mi ritrovai seduta su una panchina che guardavo dieci magnifici cavalli correre velocissimi, come il vento, mentre la folla festante li incitava.
Sopra di me, sulla gradinata, con la bandiera rossa e verde in mano che ogni tanto sfiorava la mia testa, stava seduto un signore che raccontava ai suoi amici la storia di una creatura magica, forse un drago, che abitava sopra la torre della Rocca che … illuminata dal sole rossastro del tramonto, ora era avvolta da strani bagliori, simili a langue di fuoco.
Così almeno mi sembrava di vedere in quel pomeriggio afoso di settembre.
QUAGLIA MARTA
Cl. 1F - Scuola Secondaria di 1° grado
“M. Montessori” Urbana





