Ore 15.00 - Nel centro storico di Montagnana

Oltre 1000 figuranti, con i costumi tipici del periodo, organizzati per gruppi e categorie sociali: uno spaccato della società dell'epoca.
Ci sono i gruppi dei popolani, quelli dei sacerdoti e degli ordini religiosi, i nobili, i pescatori, i detenuti, oltre, naturalmente ai cavalieri. Sono inoltre rappresentati anche singole personalità: da Ezzelino al Podestà, ma anche il Boia e il condannato.

Una corteo storico davvero indimenticabile di oltre un'ora, intervallato da spettacoli e figure dei vari gruppi di sbandieratori e dalla musica inconfondibile dei musici di tutti i comuni.

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Il Costume Medievale - Note del Prof. Alberto Costantini
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Uno dei momenti più suggestivi del Palio di Montagnana è senza dubbio la sfilata storica attraverso le vie della città in festa, fra due ali di spettatori incuriositi della varietà e dalla bellezza dei costumi. Come in tutte le cose, però, c’è sempre il saputello che osserva: “sì, ma il taglio dei capelli non corrisponde… l’elmo nel XXII secolo, era un po’ diverso… l’abito di quella dama non dovrebbe essere così lungo…”.

Spesso, intendiamoci bene, il nostro ipercritico è un amante del mondo medioevale, e in molti casi ha perfettamente ragione; è infatti proprio a lui che vorrei dedicare queste righe, partendo da un’importante distinzione: quella fra il corteo del Palio ed una ricostruzione storica. La rievocazione di un episodio del risorgimento, dell’epoca napoleonica o della guerra di secessione, si caratterizza per la precisione filologica, quasi maniacale, dei particolari. Chi vi si dedica è gente che passa il suo tempo libero a documentarsi; la forma mentis non è molto diversa da quella degli appassionati di modellismo, che si servono di riviste specializzate, curate da personaggi a livello universitario, per non sbagliare colori, stemmi, tipologia di armi dei loro figurini. Quanto ai film “storici”, ricordiamo che nello staff è sempre presente un consulente storico. Tutto questo, allo scopo di guardarsi dal pericolo sempre in agguato dell’ anacronismo.

Cos’è l’ anacronismo? Beh, possiamo rispondere così: consiste nell’ attribuire ad un periodo qualcosa che allora non poteva esserci. L’ anacronismo più ingenuo, e storicamente meno pericolo, è quello formale, ad esempio, l’orologio al polso del legionario nel famoso film Scipione l’Africano, o gli scarponi chiodati del guerriero scozzese in Braveheart: lì la colpa non è dello storico, e neppure del regista, ma della sbadataggine della comparsa. Esistono dei maniaci che, anziché godersi in santa pace il film, si dilettano ad analizzarlo e sviscerarlo per rilevarne le incongruenze: dalle pannocchie di mais nell’anno mille, alla staffe o i ferri di cavallo che talora appaiono nei film ambientati nella Roma antica, e poi particolari di armi, divise, ambienti, che in genere sfuggono al comune mortale.

Il corteo del Palio, presumo di qualsiasi Palio, non potrà mai arrivare a questo grado di precisione, e questo per una serie di buoni motivi. In primo luogo, il nostro Palio rievoca la cacciata di Ezzelino (metà del ‘200), ma anche quella degli scaligeri (metà ‘300); le bandiere che sfilano sono estensi, ezzeliniane imperiali, carraresi, addirittura veneziane; molte armature rispondono a tipologie presenti in periodi differenti; gli abiti in dotazione, accumulatisi in 25 anni di attività, spesso rispondono a mode di diversi periodi. Scartata quindi un’ irraggiungibile rispondenza storica perfetta, credo che qualunque abito, arma, armatura, collocabile grosso modo fra il 1250 ed il 1405, potrebbe andare bene per il corteo del Palio. E’ un compromesso, lo riconosco, ma comunque un compromesso onesto ed in fin dei conti accettabile.