Giampiero Baldin

Guardando i dipinti di Giampiero Baldin l’attenzione è portata a risalire nel tempo, o meglio nei secoli, giacché le sue raffigurazioni, anche quando spinte oggettivamente a grande modernità, echeggiano civiltà lontane, come quella, in modo tutto particolare, egiziana.
Questo nelle argomentazioni svolte come anche nella sintesi segnica dei suoi lavori, nella distribuzione degli spazi e sia pure nella raffinatezza delle colorazioni.
Ancor quando egli adopera materiali specifici del nostro tempo non conosciuti evidentemente in ere tanto lontane.
Del tutto pari ritroviamo invece l’amore per la raffigurazione inerente la lavorazione della terra, la coltivazione dei suoi prodotti e l’impostazione espositiva dei temi, effigiati, più che a guisa di trattati, a modo di favola, per cui racchiudono in sé tutto il fascino della genuinità, dell’operare limpido e onesto, pur quando dietro a tanta semplicità e immediatezza si cela una lunga e diligente preparazione, laboriosa sperimentazione, singolare accurata ricerca.
Ricco appare il ventaglio di “storie” coloristiche effettuate da Baldin nell’arco ormai di oltre quattro decenni, tutte di alto profilo concettuale e di straordinaria valenza pittorica; ma piace qui sottolineare, per la singolarità dell’estro inventivo, i galli, emblema di esplosiva vita nascente; le coppie regali, immagine di unità e di reciproca valenza; i soli, rappresentazione di luce e calore, di essenza vitale, sia nel concreto sia oltre le sfere del reale. Raffigurazioni effettuate spesso con tecniche miste, ovvero con acrilici, oli, iuta, sabbia e altri materiali ancora che conferiscono
all’immagine effetti ora di magica trasparenza e profondità ora di compatta solidità.
Esiti mirati a cui l’artista perviene mediante espedienti tutti propri, gelosamente celati, così che le sue creazioni presentano per davvero costantemente impronta unica, esclusiva.
E prerogativa di unicità si ritrova, una volta di più, negli stessi paesaggi i quali, pur se costituiti di poche casettina tra le abituali rigogliose verzure della campagna, in queste tele hanno indole diversa, giacché le abitazioni, con i loro muri scrostati, raccontano di vita vissuta, di duro lavoro nei campi, e i fiori e le piante profumano d’amore per il creato, di orgoglio e fierezza per tutto un lungo travagliato storico passato. Inoltre essi emanano un inconsueto alito di brio e di gioiosa vita che testimonia il grande amore dell’artista per l’ambiente agreste, per le sue molteplici variegate componenti, per quanto costituisce ora fatto naturale ora geniale fantasiosa opera dell’uomo.
Dipinti tutti, di certo, oltre che con richiami al soprannaturale, con connotazioni documentaristiche effettive, attuati con impronta di netta individualità e con rimarchevole competenza grafico-coloristica.

Paolo Tieto



Giampietro Baldin alterna nel suo lavoro un’attenzione che privilegia ora il racconto figurale per impasti densi e umorosi, ora la calibrata definizione araldica di strutture ieratiche, eroiche e comunque di energico, asciutto simbolismo, altamente evocativo e suggestivo; ora la composizione ritmo-calligrafica di istori azione totemiche, ora l’emozionata scoperta “archeologica” di scavi di città visti dall’alto, di “disegni” che appartengono nella storia e alla memoria dell’anima collettiva. Dove più si liberano l’impulso crittografico e la capacità si sintesi visiva è nell’abbandono del narrativo a favore dell’emblematico, dell’araldico e delle magie compositive che sollecitano riferimenti musicali e a strutture armoniche.
Tutto nasce da una lenta, progressiva stilizzazione figurale di paesaggi, guerrieri, di cavalli, imbarcazioni, da una modulazione del segno-colore in campiture materiche che disegnano lo spazio senza più alcuna preoccupazione descrittiva oggettuale o figurale, superando la citazione della realtà pur senza mai abbandonarne il senso, la memoria interna, le molteplici risonanze, l’aspirazione a coglierne il dato essenziale, l’innervatura sostanziale.
Quello di Baldin si propone, dunque, come un percorso esemplare di ricerca, dilatazione della percezione e, al tempo stesso, appuntirsi dell’intelligenza e della comprensione per mezzo della pittura: prima come reinvenzione di caldi paesaggi emotivi e, dunque, sollecitazione e accensione sensoriale anche lì dove figurano volatili già elegantemente stilizzati in armoniosi e quasi floreali gesti aerodinamici, emblematici di unità del mondo dell’aria e della terra, con grandi soli su mosse distese coltivate. Poi come ravvicinamento dell’occhio alla natura, ai fiori, agli insetti e ai movimenti organici, in tecniche miste di grande efficacia proprio in direzione restituiva di rapporti sensitivi, visivi, tattili, olfattivi e quasi anche sonori e gustativi con il reale, con i giochi stupefacenti delle cromie, delle metamorfosi, degli intrecci.
Ed è come se, avvicinando lo sguardo all’intrico del particolare, Baldin ne scoprisse le affinità con il reperto, le tracce di sedimentazioni, di scavi, di contaminazioni, di misteriose elaborazioni e trasformazioni, modellazioni e celebrazioni della vita, del tempo, della luce, come segni magico – propiziatori evocativi di energia, di potenzialità ancora non del tutto espresse.
Di qui, l’esigenza di un’espressività legata ai movimenti organici, a una materiacità in rilievo, ricca e salda, sembra modificarsi verso forme più magre, asciutte, spesso disegnate a graffito direttamente sulla pasta cromatica come per esaltarne il carattere ieratico e il riferimento a una memoria storica recuperata, da un lato ritorno all’emblema sacro, dall’altro emozionata riscoperta nel viaggio, nell’incontro con reperti di culture visive diverse ma che, nella sostanza, appartengono alle radici dell’umanità, e dunque, al desiderio-sogno di ritrovare origini e fonti incontaminate.

“… Le sue figure sono
sintesi di culture visive diverse
che richiamano le antiche civiltà
del Mediterraneo, dell’arte africana,
delle civiltà precolombiane,
mediante dalla conoscenza delle esperienze
dei maestri dell’arte moderna.
Personaggi senza tempo,
nati dalla storia,
dal mito, dalla leggenda, dal sogno,
rievocano un mondo favoloso e incontaminato
dove guerrieri, principesse, cavalieri,
coppie regali, contadini e suonatori
hanno la stessa solenne compostezza,
diventano figure araldiche,
espressioni –simbolo
della regalità e dignità dell’uomo…”

“ … Continuando il suo interesse per il mondo arcaico,
Baldin ha sentito la necessità di “scavare”
in un mondo a lui vicino,
un vissuto della propria infanzia, il mondo della campagna.
In questo percorso della memoria il duro lavoro dei contadini
diventa emblema di amore per la natura
ed eroica fatica per la sopravvivenza,
un mondo ricco di fiera dignità, permeato di valori perenni.
Nelle solari composizioni
sembrano condensarsi sensazioni, profumi, suoni, colori:
l’umore delle terre arate, il razzolare degli animali,
la festa sull’aia… ed al biondeggiare del grano
e lo sfavillio della paglia sembra seguire
il profumo del pane caldo appena uscito dal forno a legna…”
“…emulo di Monet, Baldin cura personalmente
un grande giardino creando aiuole con sassi,
ciotole, tufi, ghiaie, arbusti e fiori,
che nell’alternanza delle stagioni
regalano splendide fioriture
con sempre nuovi accostamenti coloristici.
Appare evidente un rapporto di simbiosi con la natura
in accordo con le esperienze della cultura orientale.
Ecco allora nella sua espressione artistica gli “Ikebana”, i “Rock-garden”,
i “Giardini fantastici”; armonie ed equilibri diventano risonanze interiori,
gioia degli occhi e serenità dello spirito, tutto invita alla quiete,
alla meditazione e alla percezione di una realtà che va oltre la natura…”


Giampiero Baldin insegnante di Disegno e Storia dell’Arte vive e lavora a S.Anna di Chioggia. La sua formazione artistica sembra quasi percorrere le correnti più significative dell’arte contemporanea. Fin da giovanissimo rivela l’amore per l’arte cominciando a dipingere con tecnica impressionista i paesaggi della sua campagna, gli animali, il bosco, le valli; i suoi maestri di riferimento sono gli impressionisti francesi a Van Gogh.
Nel 1968 si diploma presso il Liceo Artistico - Accademia di belle Arti di Carrara.
Nello studio Breseghello di Rovigo conosce e stringe amicizia con Giampaolo Berto che lo stimola ad approfondire l’opera di Picasso e la pittura di Guttuso. Nel 1970 frequenta lo studio di Umberto del Negro, allievo di Kokoschka, amplia la conoscenza di tecniche pittoriche e del mosaico. In questo periodo la sua pittura è caratterizzata da un acceso colorismo che lo avvicina ai Fauves ed agli Espressionisti.
Inizia una pluriennale collaborazione con uno studio di architettura con l’illustrazione dei progetti anche di importanti opere pubbliche. Esegue grandi ed elaborati assemblage per particolari soluzioni d’arredo. Nel 1975 frequenta un corso di incisione, tecnica di cui approfondirà la conoscenza nello studio dell’incisore veneto Cesco Magnolato. Dal 1980, l’interesse per le civiltà del passato e tutto ciò che è arcaico lo porta verso le civiltà del Mediterraneo, rimane conquistato dalle pitture etrusche, dalla civiltà egizia, dall’arcaismo greco e dal fascino degli idoli cicladici. La scelta cromatica diventa solare, le composizioni rivelano un essenziale simbolismo carico di energia, le superfici si arricchiscono di materiale e dei bagliori dell’oro. I progressivi soggiorni a Parigi, Londra, Vienna e Barcellona, lo mettono in confronto diretto con l’opera dei grandi maestri contemporanei,
e non nasconde l’ influenza delle “Tre magiche K”: Klee, Kandinskij, Klimt.
Il suo lavoro rivela ormai da anni, pur nel variegato panorama dell’arte contemporanea, una mirabile sintesi con uno stile personale inconfondibile.
In uno dei suoi primi esordi espositivi lo vediamo a Rovigo nel 1969 in una mostra dove riceve un 1° premio offerto dall’on. Antonio Bisaglia. Da allora lo vediamo partecipare a numerose mostre collettive e personali sia in ambito veneto che nazionale fino al suo ultimo impegno nell’esecuzione del Monumento alla Memoria di Cavanella d’Adige. Sue opere figurano in numerose collezioni pubbliche e private sia in Italia che all’estero, in particolare: Svizzera, Germania, Francia, Inghilterra, Scozia, Belgio.