Una porta e un baluardo.Con l’obbligo di controllare soldati e mercanzie, con il dovere di garantire la padovanità dal dominio degli Scaligeri, signori, un tempo, dall’altra parte del fiume. Ferma un attimo il respiro, accendi il sogno e rivedrai armati, assedi e fughe notturne, agguati ed ingressi trionfanti.
In Castelbaldo, nome derivato, scrive il Gloria, da Lambertuccio de Frescobaldi Podestà di Padova in quegli anni, v’era un castello con mura, fossa, torri, porta con ponte levatoio, edificato nel 1290 e fortificato dai Padovani nel 1292 allo scopo di impedire ai Veronesi l’attacco da quella parte contro il territorio padovano ed eretto sotto la guida degli architetti militari Giovanni degli Eremitani e Leonardo Boccaleca.
Nel 1296 i Padovani, per meglio rafforzare le difese contro i Veronesi, costruirono al di là dell’Adige, proprio di fronte a Castelbaldo, una seconda torre utilizzata anche per controllare il traffico delle merci che dal Polesine passavano nel Padovano. Ulteriori accordi questa volta tra Albertino da Carrara, Mastino della Scala e i Veneziani decisero la sorte della seconda torre sopra menzionata, abbattuta il 23 gennaio 1339, per mano dei Padovani stessi obbligandoli a rinunciare al pedaggio prima imposto a qualsiasi transito.
La fortezza di Castelbaldo è ricordata nella storia dei Carraresi per esservi stato rinchiuso nel 1374 un importante personaggio del loro casato, Bonifacio da Carrara, abate a Praglia dal 1364 al 1373, fratello di Francesco I il Vecchio, accusato di una congiura contro lo stesso fratello. Nel 1318 Mastino della Scala propose invano ai Padovani di cedergli il castello di Castelbaldo per venti anni, dichiarandosi pronto a restituirlo in qualunque momento fosse avvenuto un accordo di pace con Venezia. Ancora nel 1388 e nel 1393, per breve tempo, i Visconti si impadronirono della località e vi fecero sventolare sulle torri i loro stendardi con il biscione.
Nel 1690 venne smantellato il Castello e disfatta la Rocca con le fortificazioni, per ordine del Senato Veneto, servendosi quest’ultimo delle rovine per munir la fortezza di Legnago. Per i padovani Castelbaldo rappresentò, per circa quattro secoli, una piazzaforte militare strategica di prim’ordine, tanto da essere, pure in periodo Veneziano, sede di una podesteria, alla pari, per importanza, di Badia Polesine, Montagnana, Este e Monselice, ma che subì, alfine, le conseguenze storiche del mutamento dei tempi.
Tra i personaggi che danno lustro al nome di Castelbaldo, ricordiamo il notissimo pittore Inos Corradin, ancora vivente ed autore tra l’altro del Palio dell’edizione del 1980.
