L’origine del Comune e il suo nome risalgono all’opera di colonizzazione svolta da Roma come premio alle sue truppe più valorose.

Nel 31 a.C. la flotta di Ottaviano Augusto distrusse ad Anzio quella di Cleopatra e Antonio, ed i soldati del vincitore ebbero come premio il diritto di colonizzare la Pianura Padana. Nell’agro-atestino, di cui faceva parte il montagnanese, si insediarono in alcune legioni (dal nome della battaglia dette Aziache), che si impadronirono delle terre, le bonificarono, crearono strade e canali.

Quasi certamente il nome Urbana deriva da quello della V Legione romana, detta appunto “Urbana”, molti legionari della quale si insediarono nella bassa pianura attorno all’Adige. L’origine romana del Comune è del resto testimoniata dalla grande quantità di interessanti materiali romani che sono stati riutilizzati nella costruzione del campanile.

Questo fu ricostruito nel 1144 e fu poi sopraelevato nel ‘300; i merli sono però un’aggiunta del secolo scorso. Attorno al Mille un ruolo storico e culturale importante era svolto a S.Salvaro, al confine con il Veronese, che era sede di una chiesa e di un monastero con annesso un vero e proprio seminario per la formazione di nuovi sacerdoti, che nel 1099 dipendeva dalla chiesa di Casale.

Anche la chiesa di S.Gallo di Urbana rimase alle dipendenze di Casale fino al 1297, mentre il centro di S.Salvaro, allora forse più importante di Urbana, nel 1181 fu donato dagli Estensi all’abbazia di Carceri, retta dai frati Agostiniani. E’ giusto ricordare che S.Salvaro era allora un grosso centro di cultura religiosa ed ecclesiastica; restano disegni del ‘600 che descrivono minuziosamente il grande chiostro addossato alla chiesa con la casa dei canonici e la scuola dei sacerdoti, con un interessante cortile-porticato collegato ad un immenso “brolo”.

Il segno lasciato da Venezia, che occupò il territorio agli inizi del XV sec., a Urbana e in tutta la zona fu molto profondo e si realizzò in una totale trasformazione dell’ambiente, dell’economia e della vita della gente: i veneziani inviarono due nobiluomini, Nicola Tron e Tommaso Moro, con lo scopo di promuovere la coltura della canapa.
Essi visitarono i terreni, realizzarono opere idrauliche, assegnarono ad ogni “villa” i maceri pubblici e provvidero a fare della canapa una delle più importanti coltivazioni di tutto il montagnanese.